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Scene di scuola riformata

 Editoriale dl 20.11.2005

CRONACHE DALLA SCUOLA DELLA RIFORMA

...dalla parte dei formatori

 

A cura di Giulio Ghidotti

Capita, a volte, di vivere situazioni che si erano fino solo immaginate, spesso paventandole con timori considerati eccessivi dai più, situazioni che, però, quando si verificano, superano di gran lunga le più pessimistiche previsioni. 

A questo proposito vorrei mettere in comune un’esperienza che mi ha permesso di toccare da vicino tutti i peggiori aspetti che la riforma morattiana lasciava presupporre in merito alla posizione dell’insegnamento/apprendimento della storia nella primaria riformata.

Mi riferisco al primo incontro del “CORSO DI FORMAZIONE STORICA”  per docenti delle scuole primarie e secondarie  della Provincia di Piacenza “ organizzato dalla Direttrice dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Piacenza prof.ssa Carla Antoninini, iniziativa cui partecipavo in qualità di relatore/conduttore per il gruppo scuola primaria.

In tale occasione sono rimasto subito sorpreso della ridottissima presenza di colleghi/e della primaria, rispetto a colleghi/e della secondaria: una situazione che non mi era mai capitato di riscontrare in tutti questi anni di corsi su e giù  per l’Italia. Di solito l’appartenenza ai diversi ordini scolastici era sempre inversamente proporzionale rispetto alla situazione verificatasi in questo caso. Tuttavia inizialmente ho dato per buona la spiegazione che riferiva questa situazione al fatto che l’appuntamento cadeva in una giornata, il martedì, di solito dedicata agli incontri di programmazione scolastica.

Come sempre negli incontri che conduco, anche in questo caso, ho dedicato la prima fase a recensire e a esplicitare le “urgenze” delle partecipanti rispetto al tema dell’appuntamento, per adattare il mio intervento alle loro esigenze. Così è capitato che le colleghe abbiano colto l’occasione per esprimere in modo molto diretto e sentito, ciascuna dal punto di vista specifico della propria condizione culturale e professionale, un profondo malessere ed una stanchezza, al limite del disimpegno e della rinuncia, riferiti al loro essere insegnanti in microsistemi scolastici che hanno recepito, da subito e fino in fondo, l’impianto organizzativo e didattico della riforma morattiana.

Infatti, le colleghe manifestavano i bisogni formativi nei confronti di aspetti specifici della didattica   (come sviluppare la didattica della storia locale, che si fa  quando non si è mai inseganto storia, come avviare la didattica della Shoah, e le Indicazioni ? ….. ) in relazione a condizioni materiali di lavoro e di insegnamento  che di fatto impediscono loro qualsiasi discorso sensato ed in prospettiva fattibile, circa una didattica virtuosa della storia.

Questa problematica condizione insegnante veniva messa in relazione soprattutto all’introduzione della figura di un insegnante prevalente per ogni classe (18 ore sulle 27 complessive dell’orario obbligatorio, comprendenti anche l’insegnamento della storia a cui è riservato uno spazio massimo di 2 ore settimanali).

Il ricorso all’insegnante prevalente comportava nell’esperienza delle colleghe:

  • l’isolamento della stessa figura in ogni classe;
  • la sua deprofessionalizzazione, mancando una disciplina o un ambito disciplinare di riferimento o al contrario, avendo un numero eccessivo di attribuzioni;
  • l’impossibilità di mettere a frutto competenze professionali precedentemente acquisite nella cura di ambiti disciplinari specifici;
  • l’accentuazione dello spazio dato  dall’insegnante prevalente a quelle discipline (in particolare a Lingua italiana) che sono investite dalle prove INVALSI;
  • l’istituzione di figure di insegnanti gregari che completano la parte di orario residuo con disparate ed incongrue assegnazioni disciplinari  (se c’è anche storia, anche in questo caso non più di 2 ore settimanali).

Da qui la marginalizzazione dell’insegnamento della storia che si manifesta anche attraverso scarse motivazioni per proposte di formazione e di ricerca, venendo meno le condizioni di una didattica di qualità. Sono allora forse da ricercare in questi problemi le ragioni delle defezioni di colleghe/i all’incontro, ragioni che vanno fatte risalire a questioni ben più complesse che non… alla collocazione temporale di tale incontro.

Esperienza solo locale e non generalizzabile quella delle colleghe di Piacenza o segnale da considerare con molta attenzione in ambito Clio e non solo?

(Se volete intervenire sull'editoriale inviate i vostri commenti a redazione@clio92.it , saranno pubblicati sul sito.)

20.11.2005

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